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Perché il blog…

L’Italia non e’ Europa. Lo dico e lo scrivo con tutta l’amarezza di essere italiano. O meglio, un “giovane italiano”. Ancora “giovane” per gli standard di un Paese dove non invecchi fino a 40 anni (se ti va bene). Un Paese che, per dirla col regista Mario Monicelli, “due generazioni di classe dirigente hanno portato alla deriva”.

Perché questa è l’amara verità: in Italia i giovani migliori e più preparati, quelli dalla maggiore apertura e mobilità internazionale, sono invogliati a far le valigie e ad andarsene. Normalmente a lavorare in un Paese straniero, in grado di valorizzarne per davvero le capacità. Qui non c’è posto per loro: qui comanda, in ogni settore, una classe dirigente che protegge i propri raccomandati e i propri vassalli. I bravi non servono, i bravi danno fastidio: perché chiedono meritocrazia, puntano ai risultati, vogliono farsi spazio solo grazie alle proprie capacità.

Questo blog, insieme all’iniziativa editoriale che l’accompagna, si pone un unico obiettivo: far prendere coscienza alla generazione dei ventenni e dei trentenni italiani che questo è il loro Paese. Che non sta scritto da alcuna parte che i “figli di”, i leccapiedi, gli arrivisti sociali… in una parola, i “mediocri”, debbano prendersi i posti che spettano loro. E, magari, comandare pure su di loro.

Prendiamone coscienza, e cambiamo le regole del gioco. Siamo tanti, anche se non ce ne rendiamo conto. Sostituiamo questa mediocre classe dirigente, che usa un linguaggio tanto forbito quanto incomprensibile, con un’altra, fatta di giovani di talento. Che non hanno “santi in Paradiso”, ma un “Curriculum” degno di questo nome.

Dobbiamo provarci, per non perpetuare all’infinito questo “esilio” dei migliori.

Sergio Nava

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L’AUTORE DEL BLOG E DEL LIBRO

Sergio Nava, classe 1975, giornalista, lavora in Italia ma ha accumulato negli anni diverse esperienze all’estero (in Francia, Gran Bretagna, Germania e Irlanda). Segue da vicino l’evolversi dell’Unione Europea, che considera -pur nei suoi attuali limiti- come l’unico approdo sicuro per curare l’Italia dei suoi mali endemici. Ritiene che la sua generazione sia la prima a poter veramente cambiare le regole del gioco nel Belpaese, se solo lo volesse, grazie anche alla maggiore apertura internazionale. E si rifiuta di credere che la «rivoluzione Obama» possa essere unicamente una prerogativa degli Stati Uniti…

Nel 2003 ha scritto il suo primo libro: «Veronica Guerin – Una giornalista in lotta contro il crimine» (Edizioni San Paolo).

  1. Anche se sono nato nel 1957 condivido in pieno la premessa. Mi è nata una figlia da poco nonostante la tarda età e non ci penso nemmeno di farla crescere in un paese come quello descritto perchè è vero, ma purtroppo non riesco a vedere una via di uscita. Ci vuole una rivoluzione culturale notevole se non addirittura un partito politico con età limite per coinvolgere il voto giovane e costringere i “baroni” a smetterla. Forse questo potrebbe essere l’unica strada. Un movimento trasversale fatto da giovani per i giovani. Altro che Grillo che lancia solo insulti!

  2. Carissimi,
    l’idea del “partito” (vogliamo chiamarlo il ‘partito dei precari’, dai, tanto per avere un nome) non e’ affatto una sciocchezza. Sono circa 3.5 milioni le persone definibili come ‘precari’ in Italia; attraversano un’ampia fascia d’eta, sono ovunque (da Milano a Palermo) e hanno rappresentanti in tutte le fascie culturali (dal pluri-laureato all’operaio). Quindi, perche no? Un partito con questi numeri farebbe paura a molti. Se vuoi combattere un sistema devi indebolirlo dall’interno. Non ci sono altre soluzioni. Sono disponibile a discutere seriamente della cosa

  3. Ho letto la “LETTERA-APPELLO A NAPOLITANO E AI QUATTRO PRESIDENTI EMERITI” e mi è bastato vedere i destinatari (e particolarmente la loro età) Giorgio Napolitano, Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro e Francesco Cossiga per non farmela finire di leggerla.
    Azione da elogiare la vostra, ma servirà a poco. L’unico rimedio per noi cervelli in fuga è staccarci definitivamente dall’Italia. Per me è stato duro ma dopo 10 anni ci sono riuscito. Pensate all’Italia solo come al paese dove fare vacanze. Non ci sono altre speranze un saluto dalla Germania

  4. L’Italia è il paese perfetto per chi:
    …ha le spalle coperte, da parentele e amicizie influenti, capitali, imprese di famiglia…
    …ha sufficienti soldi per godersi le bellezze incomparabili che offre, senza doversi preoccupare della meritocrazia…
    …vuole rimanere parcheggiato a vita nella mediocre semplicità…
    …non ha grandi sogni…
    …non è interessato a “lasciare un segno”…
    …se ne frega delle possibilità che avranno i propri figli…
    …è cieco, sordo e muto…
    …semplicemente non ha sufficienti capacità intellettive per intuire lo stato di degrado in cui si trova…
    …non ha l’ambizione di poter cambiare il mondo, neppur in minima parte…

    Cari amici, sarebbe bello poter fare qualcosa, ma non c’è nulla che si possa fare, perchè chi detiene il potere, ministri, direttori e presidenti vari sono i primi ad avere interesse che le cose rimangano come sono. E’ un non-sense. E’ come cercare di convincere un lupo a diventare vegetariano. Homo homini lupus, ragazzi. Non lo faranno mai, hanno altre cose a cui pensare. Perchè dovrebbero tirarsi una zappa sui piedi e magari compromettere la tranquillità di uno stato di cose che è totalmente in loro favore.

    Quindi lasciate stare, non perdete tempo; l’intento è nobile e apprezzabile, ma non c’è nulla che si possa fare, se non farsi compatire. Andate all’estero, come fecero molti dei grandi che ci hanno preceduto (Fermi, Marconi, Marco Polo, Leonardo). Almeno il vostro nome verrà ricordato per quello che avete creato, e non per come miseramente avete fallito nel cercare di cambiare un sistema che è sbagliato nel suo codice genetico.

    Un augurio per una sfavillante carriera a tutti voi…

  5. Cari, quando io ho imparato questa lingua. Ho avuto una grande voglia de vivere li. Oggi, ho visto che in Italia c´è una crise grave…E sono stata sopresa quando sono stata al sud dal paese. Sembra piu povero che il mio Brasile. Sicuramente, rimanerò qui…in questa terra calda e piena di opportunità.