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Talenti: Ripartire dalla Scuola

InLettere e Proposte su 21 maggio 2013 a 09:00

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Anna Maggi, una delle proponenti del “Manifesto per rendere l’Italia un Paese delle Opportunità per i Talenti” (che abbiamo reso noto la scorsa settimana, CLICCA QUI PER LEGGERLO), ci ha inviato una nota integrativa dei punti 5 e 6, cui lei ha contribuito attivamente. Lo ha fatto sottoforma di lettera, che ci ha inviato per e-mail. Lettera che pubblichiamo molto volentieri. Da leggere con attenzione:

“Uno dei problemi dell’Italia, su cui pone l’accento questo blog, e’ la mancanza di una cultura capace di riconoscere e valorizzare i talenti delle persone, che spesso trovano più agevole esprimersi all’estero. Eppure, la formazione e la preparazione ricevuta all’interno del nostro sistema scolastico pare sia stata finora più che adeguata, visto che i nostri giovani vengono richiamati a ricoprire incarichi di prestigio da ogni dove. Possiamo vantare un sistema scolastico che, se confrontato con quello di altri Paesi, lascia ad ogni studente abbastanza tempo per scoprire le proprie inclinazioni e i propri personali talenti. Eppure, nei talenti dei nostri giovani sembriamo non crederci.

Come sopperire a tale carenza di una cultura della valorizzazione dei talenti?

E’ dalla scuola che, a mio giudizio, occorre ripartire, per formare una nuova classe dirigente, dotata di una mentalità più moderna, per il nostro Paese. Occorre investire più risorse nella scuola, ma è necessario anche acquisire la capacità di spenderle meglio.

Come?

Ritengo sia prioritario creare le condizioni per l’affermazione, all’interno del corpo insegnante e della scuola italiana, di una cultura capace di valorizzare i talenti di ciascuno e di renderne possibile la piena espressione.

A tal fine trovo necessarie le seguenti misure:

1. Maggiore attenzione per le risorse umane della scuola.

Occorre ripensare il sistema di reclutamento degli insegnanti delle scuole statali, che ha finora riconosciuto in via prioritaria il cumulo degli anni di anzianità di servizio e non ha considerato la motivazione, le competenze didattiche e pedagogiche realmente acquisite, oltre ai  titoli e alle esperienze di insegnamento  acquisite all’estero, anche se in altri ambiti. Trovo che la chiamata diretta di docenti adeguatamente formati, se accompagnata da una seria e approfondita valutazione permanente del loro operato, riporterebbe al centro dell’attenzione il diritto degli studenti di ricevere un’istruzione di qualità, più che la salvaguardia di diritti acquisiti soltanto in nome dell’anzianità. Ci vorrebbe, all’interno di ogni scuola, una persona responsabile della selezione, della crescita professionale e della valutazione dei docenti.

2. Uscita dall’autoreferenzialita’.

 E’ necessario incoraggiare e normare la mobilità europea dei docenti sia in fase di formazione che di servizio, per favorire il confronto e lo scambio con le migliori pratiche a livello comunitario e per ampliare il bagaglio di competenze e conoscenze in circolazione nella scuola italiana”.

Un Chirurgo in Brasile

InStorie di Talenti su 20 maggio 2013 a 09:00

Sono un giovane chirurgo, che si è formato tra Italia, Francia, Inghilterra e Brasile. La carriera e la vita mi hanno portato a lavorare in numerosi Paesi, accumulando sia esperienza, sia una visione globale di ciò che è la chirurgia nel mondo. Cosa mi ha spinto a fuggire? Il sistema italiano ingessato, insieme alla mancanza di occasioni per quelli che -come me- si sono fatti da soli, e che sono alla costante ricerca di opportunità per svolgere il proprio lavoro in modo onesto ed efficace“.

Parole chiare, che non lasciano margine di interpretazione alcuno, quelle di Umberto Morelli, 34enne chirurgo e ricercatore a San Paolo, in Brasile. Umberto vi approda al culmine di una carriera trascorsa a ricercare sempre il meglio, per la sua formazione. Mentre il settore della medicina italiana lo invita, neppure troppo indirettamente, a restare chiuso nel “piccolo mondo antico” del Belpaese, lui tiene sempre la valigia pronta. La prima la preparara per lasciare la sua Calabria e trasferirsi a Roma, per studiare Medicina. Nella capitale si specializza in Chirurgia, e -dopo un lungo e tortuoso iter tra le scuole di specializzazione di mezza Italia- riesce, con molti sacrifici e testardaggine, ad avviare l’ultimo tratto di formazione, per divenire chirurgo.

A un certo punto Umberto scopre che “l’insegnamento italiano non mi bastava, c’erano interventi che la mia scuola non praticava, io volevo migliorare il mio livello…“: nel 2007 prepara un’altra valigia e si trasferisce a Strasburgo, per un tirocinio semestrale. Torna in Italia, ma solo per ripartire dopo pochi mesi, per un nuovo stage in Brasile.

La chiusura del percorso di specializzazione si svolge con il classico rito italiano: “sei bravissimo!“, tante pacche sulle spalle, ma nessuna proposta concreta. Non serve essere andato all’estero per imparare qualcosa di nuovo, non serve aver provato a formarsi con una mentalità più aperta. L’unico ad offrire ad Umberto una possibilità concreta è il suo professore brasiliano. Che gli propone un Master in Chirurgia: lui riparte, e resta in Sudamerica fino al giugno 2010. Il biennio successivo lo vede di ritorno in Europa: prima in Gran Bretagna al Royal London Hospital, con una fellowship, poi a Colmar, in Alsazia, dove viene assunto come Chef de Clinique. “Per nessuno di questi lavori sono dovuto scendere a compromessi“, rivendica Umberto con orgoglio. Era sufficiente il CV.

L’ultima tappa di carriera lo vede di ritorno in Brasile, dove è chirurgo e ricercatore: non solo, il Paese carioca, una vera fucina delle opportunità per i giovani determinati e di talento, sta offrendo ogni giorno nuove possibilità di lavoro al giovane chirurgo italiano. L’Italia, da San Paolo, appare realmente lontana…

Ospite della puntata è Carlo Eugenio Vitelli, primario di Chirurgia all’ospedale S. Giovanni di Roma. Il professor Vitelli, in un recente articolo sull’Huffington Post Italia, ha invitato i giovani chirurghi ad emigrare, denunciando i motivi per cui fare carriera oggi -in Italia- è molto difficile. Con lui commentiamo la storia di Umberto Morelli, e allarghiamo lo sguardo alle opportunità di lavoro per i giovani medici all’estero.

Nella rubrica “Expats” andiamo a conoscere un gruppo di giovani italiani a Bruxelles. Dalla capitale belga hanno deciso di farsi movimento di opinione, per indicare ricette e strade concrete, che rendano l’Italia un Paese dinamico. Soprattutto, un Paese per giovani. Ne parliamo con Daniel Puglisi, co-fondatore di “Giovani Italiani a Bruxelles”.

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Alla prossima puntata: sabato 25 maggio, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Centosettantaquattresima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

InFuga dei giovani su 18 maggio 2013 a 09:00

Centosettantaquattresima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Giovani chirurghi con la valigia: questo il tema della puntata odierna, che ci porta fino in Brasile. Vi racconteremo una storia davvero emblematica, di un chirurgo trentenne che è andato fino a San Paolo, per trovare quelle opportunità professionali negate in Italia. O meglio, negate da un certo sistema medico italiano, dove conta più l’affiliazione del merito, dove uscire per specializzarsi all’estero viene visto con sospetto, dove si studia tanto ma si pratica poco…

Una storia che apre uno spaccato preoccupante sul mondo sanitario italiano. E sui motivi per cui, statistiche alla mano, sempre più giovani medici fuggono all’estero. Anche il protagonista della puntata odierna, prima di approdare in Brasile, ha trascorso periodi importanti di studio e di lavoro in Francia e Gran Bretagna.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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“Vivo Altrove” – il Documentario

InFuga dei giovani su 16 maggio 2013 a 09:00

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E’ con grande soddisfazione che vi annunciamo l’uscita del documentario “Vivo Altrove“, realizzato da Claudia Cucchiarato, collega giornalista con cui da tre anni condividiamo la comune battaglia per far emergere il sottobosco della nuova emigrazione professionale dall’Italia.

Claudia, già autrice del libro “Vivo Altrove” (Bruno Mondadori, 2010), ha letteralmente fatto i salti mortali, negli ultimi due anni, per trasformare questo libro in documentario.

Qui sotto potete vedere in anteprima il trailer del documentario, che Claudia -residente a Barcellona- ha presentato all’ultimo Festival del Giornalismo di Perugia. Prossimamente vi diremo dove e come poter visionare l’intero film, che -come il libro- racconta storie di giovani italiani emigrati ai quattro angoli dell’Europa.

Buona visione!

+++3838: I primi numeri dei Controesodati (2011)+++

InGiovani Italians su 15 maggio 2013 a 09:00

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Quelli che presentiamo oggi sono i numeri, ancora piccoli, di un “piccolo” successo. O “miracolo”: quello della Legge Controesodo, che nel solo 2011 è riuscita a riportare in Italia quasi 4000 connazionali “under 40″ residenti da almeno due anni all’estero, per motivi di studio o di lavoro.

Certo, nell’attuale situazione di crisi, il compito della legge appare realmente immane: un po’ come quello del bambino che prova a svuotare il mare con il secchiello. Per quanti secchielli d’acqua riesca a riempire, svuotandoli nella piscina di casa, a dieci metri c’è sempre un fiume che sfocia liberamente nel mare, rifornendolo di ettolitri d’acqua al secondo…

Metafore a parte, una riflessione che parta dagli ultimi dati dell’Ufficio Statistico Tedesco (Destatis), di cui vi abbiamo informato la scorsa settimana, è più che mai necessaria. 42mila italiani sono emigrati nel solo 2012 in Germania, con un incremento del 40%. Tutti i mezzi di informazione si sono soffermati su questo clamoroso -per quanto prevedibile- dato.

Nessuno si è mai chiesto invece quanto totalmente inadeguati siano gli strumenti ufficiali che monitorano la nostra “fuga dei talenti”: Aire e Istat. L’Aire in particolare, nei dati forniti in esclusiva alla trasmissione “Giovani Talenti” di Radio 24, pur ammettendo un incremento nel 2012 del flusso di espatri pari al 30%, stimava in diecimila (!) i connazionali emigrati quello stesso anno in Germania. UN QUARTO del dato reale!

A questo punto occorre essere realisti: sono davvero solo 78mila i cittadini italiani emigrati all’estero nel 2012??? Più probabile una stima cautelativa intorno ai 200mila, applicando -con moderazione- il modello tedesco di moltiplicazione per 4.

E i 20-40enni sono stati realmente solo 35mila??? Più probabile una stima sui 90-100mila…

Ecco perché il tentativo di reinvertire il flusso, rendendo l’Italia un Paese attrattivo, appare al momento molto difficile. Ma i dati che vi forniamo ora sulla Legge Controesodo dimostrano che -cominciando nel 2011- qualcosa è partito… Sorvoliamo su quanto sia stato difficile ottenere questi dati, in un italianissimo gioco di rimandi e rimpalli tra Ministero del Tesoro ed Agenzia delle Entrate… L’importante è averli avuti e averli resi pubblici:

I DATI SUI CONTROESODATI 2011

Donne e lavoratori dipendenti: questo l’identikit degli italiani che -nel 2011- hanno scelto di fare ritorno nella Penisola, usufruendo di incentivi fiscali, dopo almeno due anni di lavoro o studio all’estero.

Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, sono stati 3838 i connazionali che hanno beneficiato delle agevolazioni consentite dalla legge 238/10 (rientro dei lavoratori italiani residenti all’estero), nota come “Legge Controesodo”.

Di questi 3838, la stragrande maggioranza (93%) sono lavoratori dipendenti: 3576 in tutto. Solo una minoranza i redditi da lavoro autonomo e d’impresa: 262.

A differenza degli espatri dall’Italia, che vedono storicamente una leggera prevalenza maschile (il 56% nel 2012), nei rientri in patria con bonus fiscale si impongonole donne: 2263, il 59%. Percentuale che supera il 60%, nel caso dei lavoratori dipendenti (2167 donne, contro 1409 uomini).

+++LINK: LEGGI L’ARTICOLO SUL SITO DE “ILSOLE24ORE.COM”

+Manifesto: Italia come Paese delle opportunità per i Talenti+

InLettere e Proposte su 14 maggio 2013 a 09:00

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Davvero una gran bella serata, quella di giovedì scorso al Festival della Cultura di Bergamo: insieme a quattro giovani talenti italiani abbiamo ragionato, in assoluta libertà e senza preconcetti, su come rendere l’Italia un “Paese delle opportunità per i talenti”.

Insieme a noi c’erano: Claudia Ferrazzi -Administrateur général adjoint Musée du Louvre (Parigi) , Alberto Trussardi -Talent Garden (Bergamo) , Giacomo Cavalleri -Creative Director IDF (tra Italia, UK ed Usa), Anna Maggi – insegnante e scrittrice (“controesodata” dalla Germania all’Italia).

Insieme a loro abbiamo stilato un Manifesto in dieci punti, su come rendere l’Italia un Paese delle Opportunità: negli ultimi due punti troverete anche le proposte che ci ha inviato per e-mail l’ottimo Dario Dall’Oste, amico de “La Fuga dei Talenti” e manager in Lussemburgo.

L’invito è: FATELO GIRARE, SHARE IT!

+++MANIFESTO PER UN’ITALIA PAESE DELLE OPPORTUNITA’ PER I TALENTI+++

1) CLAUDIA FERRAZZI: I “senior” devono incoraggiare i giovani. Prevedere a livello aziendale un bonus per i senior che dimostrino di aver formato almeno un giovane, inserendolo e facendolo crescere nell’impresa;

2) FERRAZZI: dividere tra padre e madre un “congedo di genitorialità”, che renda possibile ripartire equamente -tra uomo e donna- i carichi nella cura del figlio;

3) ALBERTO TRUSSARDI: creare un humus imprenditoriale in Italia, che faciliti la nascita di start-up;

4) TRUSSARDI: rendere sempre più accessibili i fondi di investimento per le nuove imprese;

5) ANNA MAGGI: maggiori investimenti in scuola e cultura;

6) MAGGI: maggiore capacità di identificazione delle giuste modalità di spesa, migliore spesa pubblica;

7) GIACOMO CAVALLERI: creazione di spazi dedicati per lo sviluppo della creatività dei giovani artisti;

8) CAVALLERI: revisione completa delle leggi attualmente in vigore per i liberi professionisti, affinché anche i giovani professionisti possano godere delle stesse coperture previste per chi lavora in modo dipendente;

9) DARIO DALL’OSTE: Consideriamo tutti gli attori del processo. Dati 10 euro di risorse disponibili, allochiamone 4 per le persone che rientrano e 6 per le aziende che assumono;

10) DALL’OSTE: Valorizziamo per davvero chi lo merita. Mettiamo dei requisiti non solo per chi rientra in Italia, ma anche per chi assume al fine di usufruire delle agevolazioni.

 

 

Una Criminologa nel Regno di Sua Maestà

InStorie di Talenti su 13 maggio 2013 a 09:00

Queste sono esperienze che purtroppo non potrei mai fare in Italia, specialmente a 26 anni. Qui in Gran Bretagna i nostri manager ci coinvolgono in tutte le decisioni, sono sempre lì a chiedere le nostre opinioni. Nella mia azienda siamo in tutto una cinquantina: a parte i manager e gli investigatori sul campo, la maggior parte di noi ha meno di 33 anni. Tantissimi ragazzi sono appena usciti dalla laurea triennale e sono ventenni… qui assumono gente giovane, che tengono a formare e fare crescere. Ti fanno sentire davvero importante: possiamo esprimerci, dando le nostre opinioni liberamente. Qui sento di potermi giocare qualsiasi carta io voglia. Siamo rispettati e apprezzati, specialmente noi stranieri...”

Roberta Facchini, 26 anni, introduce oggi una professione assolutamente nuova a “Giovani Talenti”: quella della criminologa. Per la precisione, Roberta è Trainee Internet Investigator presso la Federation Against Copyright Theft a Londra, dove indaga sulla pirateria online, difendendo i diritti di proprietà intellettuale di alcune delle principali multinazionali britanniche o americane. Ma non solo.

La passione di Roberta per la vita all’estero sboccia addirittura al liceo, quando trascorre un mese in Finlandia e un intero anno scolastico negli USA, all’interno di programmi di scambio di studi. Esperienze che le aprono la mente in modo straordinario. Conclusi gli anni liceali, Roberta si indirizza verso la criminologia, iscrivendosi alla laurea triennale in Scienze dell’Investigazione all’Università de L’Aquila. Dopo la tesi, scarta l’ipotesi di trasferirsi subito all’estero per la specialistica, optando per l’Università Cattolica a Milano, dove trascorre un biennio, con un Master in Scienze della Criminalità e Tecnologie per la Sicurezza.

Il ritorno oltreconfine coincide con la ricerca dello stage finale: l’ateneo non è in grado di offrirle molto, all’estero. Lei, dopo decine e decine di curricula inviati tra USA, UK e Australia riceve finalmente l’occasione tanto sperata: un tirocinio alla FACT di Londra. Per essere presa le è sufficiente un colloquio, a pranzo, con il direttore dell’azienda.

A fine febbraio 2011 mi sono trasferita a Londra, e non l’ho più lasciata“, riassume Roberta, che dopo quattro mesi di stage conclude il Master, ottiene una sostituzione maternità alla stessa FACT come Intelligence Researcher, prima di divenire Trainee Internet Investigator. Ogni giorno, Roberta indaga e chiude siti internet, compie ricerche, contribuisce a trovare nuove strategie di prevenzione del crimine.

Nella mia azienda puntano molto su ogni individuo che dimostri di voler crescere. Non ti regalano nulla, però -se ti impegni- le possibilità te le danno” sintetizza Roberta, che non ha accantonato la sua altra grande passione: quella dei viaggi. E’ infatti fotografa freelance, e realizza bellissimi fotoreportages in giro per il mondo. Attività che le sta regalando ulteriori soddisfazioni.

Ospte della puntata è Luca Giommoni, ricercatore presso Transcrime, centro di ricerca universitario sulla criminalità transnazionale, basato tra Milano e Trento. Un percorso di studi molto simile accomuna Luca a Roberta. Ma l’esito, almeno per il momento, è diverso: lui infatti un’opportunità in Italia l’ha trovata. Ma coltiva pure lui, come vedremo, progetti con l’estero…

Nella rubrica “Expats” andiamo controcorrente. Non vi parliamo infatti di chi emigra, per una volta… ma di chi vuole restare in Italia, per costruire qualcosa qui. E avere occasioni di lavoro in patria. Claudio Riccio ci presenta l’iniziativa “Io voglio restare”, promossa da 150 giovani. Una sfida a riconquistare i propri spazi e le proprie -meritate- opportunità. Anche nella Penisola.

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Centosettantatreesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

InFuga dei giovani su 11 maggio 2013 a 09:00

Centosettantatreesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Anche i criminologi hanno le valigie pronte per l’estero? Sembrerebbe di sì, ascoltando la storia della protagonista di oggi: una giovane criminologa, emigrata in Gran Bretagna per inseguire il proprio sogno professionale.

Oltremanica ha trovato un ambiente di lavoro dove essere giovani ed ambiziosi è considerato un valore aggiunto… non un handicap. Dove le gerarchie sono orizzontali, dove “ti fanno sentire davvero importante, e ci si può esprimere dando le proprie opinioni liberamente, senza sentirsi giudicati dai più anziani“. Dove il rispetto e l’apprezzamento, per chi lavora bene, sono all’ordine del giorno.

Una nuova professione dunque, oggi a “Giovani Talenti”: quella della criminologia. Ma non sarà l’unica “indagine” della puntata… Preparatevi: ci saranno numeri esclusivi, oggi in onda, sul numero di cittadini italiani che hanno approfittato -nel primo anno di entrata in vigore- della Legge Controesodo per il ritorno dei talenti.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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+Oggi – Festival della Cultura di Bergamo / Ore 18+

InGiovani Italians su 9 maggio 2013 a 09:00

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Stasera vi aspetto a Bergamo, per un incontro che cerca di ribaltare un po’ la prospettiva… Non parleremo solo di “fuga dei talenti” in senso stretto.

Cercheremo di chiederci come rendere il nostro un Paese delle opportunità, un Paese dove accade qualcosa, dove i giovani restano per costruire… e i talenti stranieri immigrano, attirati non solo dal bel clima e dal buon cibo. Ma anche e soprattutto perchè vedono -nell’Italia- un Paese dove investire.

Vi aspetto!

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Incontro Italia: Un paese delle opportunità per i talenti? Conduce il giornalista Sergio Nava

h 18.00 Libreria Articolo-21 Legami (Bergamo)

CLICCA QUI PER IL LINK DIRETTO ALL’INCONTRO

Italia, giovani, mercato del lavoro, talento, merito. Sempre più giovanni emigrano all’estero per trovare maggiori opportunità professionali, come dimostrano le ultime statistiche. Si tratta molto spesso di laureati, appartenenti a tutte le categorie professionali. Provenienti dal Nord e dal Sud del Paese. E’ un’emigrazione di élite, lontana anni luce da quella degli inizi del XX° secolo. Ma perché questi talenti abbandonano l’Italia? Cosa dovrebbe cambiare nel nostro Paese affinché restino o ritornino?
Altri invece restano e provano a cambiare dal basso l’Italia, con la creatività, l’innovazione e l’impresa. Altri ancora rientrano dopo anni oltreconfine, per scommettere sul proprio Paese.

Tutti, però, vorrebbero poter vedere trasformata l’Italia in un “Paese delle opportunità” Come? Quali proposte concrete per rendere l’Italia un Paese di “circolazione dei talenti”? Testimonianze di giovani italiani in fuga dal nostro Paese alla ricerca di un’affermazione professionale che nei confini nazionali non trova realizzazione, ma anche storie di giovani che decidono di restare in Italia e riescono ad emergere. Il Festival Internazionale della Cultura di Bergamo lancia un Manifesto.

Coordinatore incontro: Giuliano Zanchi.

Intervengono: Claudia Ferrazzi -Administrateur général adjoint Musée du Louvre, Alberto Trussardi -Talent Garden, Giacomo Cavalleri -Creative Director IDF, Anna Maggi -insegnante e scrittrice.

In apertura dell’incontro breve “francobollo musicale” a cura degli studenti dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “Gaetano Donizetti”.

“Francobollo Musicale”
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1795)
Divertimento K. 138 in fa mag
Allegro – Andante – Presto

QUARTETTO JUNIOR
1° violino – Elisa Franzini
2° violino – Alessandro Zambon
Viola – Tessa Rippo Matteis
Violoncello – Benedetta Giolo

Occupazione, fuga dei talenti e rendite di posizione…

InGiovani Italians su 8 maggio 2013 a 09:00

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Tra occupazione, disoccupazione e fuga dei talenti: gli ultimi giorni sono stati segnati, in Italia, da un focus molto forte sul tema giovani.

Il premier Enrico Letta ha promesso di farne un cavallo di battaglia al Consiglio Europeo di giugno, per varare un piano comunitario per l’occupazione giovanile. Il proposito è buono, ma sappia -il neopremier- che di piani mai davvero realizzati è piena la storia recente d’Europa. L’ultimo in ordine cronologico è stato il celebre “piano per la crescita”, varato in pompa magna lo scorso anno per bilanciare le nuove tenaglie del rigore volute dalla Germania. Sulla carta era un piano straordinario, in grado di mobilitare fino a 120 miliardi di euro. In realtà si trattatva quasi solamente di fumo negli occhi: la stragrande maggioranza di quei fondi riguardavano denaro già stanziato o mobilitato. Attenzione a non creare aspettative spropositate: occorre puntare su progetti in grado di fare davvero la differenza.

Comunque sia, che si faccia qualcosa a livello europeo per i giovani è realmente importante: Letta avrà dalla sua pure l’ormai imminente aprovazione della Youth Guarantee europea, che prevede di fornire ad ogni giovane un’occasione di impiego o  formazione entro quattro mesi dalla fine di un lavoro o di un ciclo di studi. I soldi in questo caso ci sono, ma occorre che ciascuno Stato membro implementi questa normativa con efficacia.

Sul fronte disoccupazione, invece, gli ultimi dati non lasciano intravedere nulla di buono, con i giovani senza lavoro ormai al 38,4%. 635mila i 15-24enni senza impiego, cui sommare gli inattivi, ovviamente. Basti ricordare che i nostri 15-24enni presentano il tasso di occupazione più basso tra i grandi Paesi dell’Eurozona (19,4%), lontano anni-luce dal 48% tedesco. Anche nella fascia successiva (25-29 anni) siamo 14 punti sotto la media comunitaria, con un magro 58,8% di occupati.

Si conferma anche il binomio di penalizzazione più elevata: giovani/donne. Proprio le donne hanno visto calare il loro tasso di occupazione di altre 70mila unità.

Fa bene il neopremier a mettere questo tema in cima alla lista di emergenze: se qualcosa non si sblocca a breve, il rischio di una generazione perduta si fa enorme, con ricadute sul sistema produttivo e pensionistico devastanti… Basti citare il Commissario Europeo all’Occupazione Laszlo Andor: “la disoccupazione giovanile in Europa può avere conseguenze potenzialmente disastrose, specialmente se prolungata, perché i giovani non restano fuori solo dal lavoro, ma anche dalla società“.

Disoccupazione e mancanza di opportunità producono inevitabilmente la fuga all’estero. Su questo vi segnaliamo due interessanti ricerche:

-la prima, di Eurostat, rivela che nel 2012 gli italiani erano terzi in classifica per numero di connazionali al lavoro in un altro Paese europeo. 676mila emigrati nell’UE-27. Siamo terzi dietro i rumeni (un milione e 212mila) e polacchi (un milione). Interessante leggere la classifica al contrario (numero di lavoratori dell’UE-27 sul territorio nazionale): anche qui l’Italia è terza (769mila lavoratori europei), ma stavolta dietro la Germania (un milione e 600mila) e la Gran Bretagna (un milione e 400mila). Bruxelles ha diffuso questi dati, a corredo di un’interessante proposta per creare punti di contatto nazionali che forniscano informazioni, assistenza e consulenza, affinché migranti e datori di lavoro siano meglio informati dei loro diritti. Obiettivo: avere nuove regole entro il prossimo anno.

-la seconda, anticipazione di una ricerca Istud pubblicata sul quotidiano “La Stampa”, rivela che sono Canada, Germania e Australia, oggi, i mercati del lavoro più attrattivi per i giovani. I settori più gettonati sono -per il Canada- energia, finanza, turismo, trasporti; per l’Australia metalli preziosi, turismo, terziario avanzato; per la Polonia automotive, meccanica di precisione, finanza; per la Turchia meccanica di precisione, elettrodomestici, industria mercantile, cantieristica, turismo; per la Germania meccanica, chimica industriale, auto, energie rinnovabili, Itc; per la Cina tessile, meccanica, industria estrattiva, energie, Itc; per la Malaysia finanza e turismo; per la Corea del sud Itc, elettronica di consumo e cantieristica. La ricerca, che sarà presentata in autunno, conferma un identikit dei nostri giovani laureati, rappresentati come molto più pragmatici e aperti verso le opportunità all’estero, rispetto a quanto certi stereotipi divulgati sui mass media lasciano pensare.

Il mondo si muove, a velocità inimmaginabili. Si modernizza, si innova, cambia, molto più rapidamente di quanto non sia avvenuto nel secolo scorso. Solo quei Paesi che intercetteranno questo cambiamento usciranno vincenti da questa fase di radicale trsformazione. Sarà dunque un mix di innovazione a accaparramento dei migliori talenti a decretare le nuove potenze mondiali del futuro.

L’Italia non potrà esimersi dal confronto. Superando ogni resistenza, ogni residuo di rendita di posizione, ogni chiusura all’esterno… Facciamo un piccolo esempio di questa piccola Italia provinciale. Con una storia che la rappreseta perfettamente: qualche giorno fa “La Repubblica Milano” ha scritto dell’ultima guerra condotta dai potenti tassisti meneghini. Vittima la piattaforma Uber, arrivata dagli USA, che permette -in poco tempo- di avere noleggiatori di auto a disposizione per i propri movimenti in città, attraverso una App. I costi sono di poco superiori a quelli di una normale corsa in taxi. Proprio i taxi sono ora sul piede di guerra, accusando Uber di concorrenza sleale (!)

Il mondo è cambiato, ragazzi. E’ finito il tempo dei privilegi e dei blocchi stradali in tutta Italia contro le liberalizzazioni. There’s no way back.

 

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