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“Alérgica al mérito, adicta al enchufe”

In Meritocrazia on 15 dicembre 2010 at 09:00

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Dedico oggi il titolo del “post” all’articolo di Eusebio Val, corrispondente a Roma del quotidiano catalano “La Vanguardia”, pubblicato domenica sul giornale iberico. Cito l’articolo non solo perché -con mia sorpresa- ha dedicato un passaggio al libro “La Fuga dei Talenti”, spiegando come -un anno fa- fu il primo a spiegare i motivi per cui 27 giovani professionisti di talento avevano fatto le valigie, lasciando il Paese.

Lo cito anche perché presenta dei passaggi veramente interessanti: come quando Val scrive, “il ricorso esteso alla pratica della “raccomandazione” ricorda la Spagna di trenta o quaranta anni fa. In Italia questo sistema arcaico, semifeudale, è ancora vivissimo. Rappresenta una zavorra allo sviluppo, alla modernizzazione e all’efficacia a tutti i livelli. Un prelato spagnolo, che occupa una posizione di rilievo nel dicastero vaticano, commentava poco tempo fa a “La Vanguardia” di aver ricevuto richieste inverosimili di raccomandazione. Chi gliene faceva richiesta, supponeva che rivolgersi a lui gli avrebbe automaticamente aperto le porte. Ovviamente il prelato deve stare attento a rifiutare le richieste. La gente si potrebbe offendere, poiché in Italia le raccomandazioni sono considerate qualcosa di assolutamente naturale“.

Sconfortante, assolutamente sconfortante. Ovviamente l’articolo prende le mosse dalla Parentopoli romana, che rischia di travolgere l’intera giunta Alemanno, con circa duemila assunzioni ad personam nelle società comunali (Atac ed Ama): generi di, figli di, compagne di, cugini di… persino “cubiste di”! Una vergogna assoluta, una fogna a cielo aperto, che è stata rivelata dagli organi di stampa.

Ripeto e sottolineo: una fogna a cielo aperto, simbolo di quell’Italia consociativa e di cordata, dove non importa quanto sei bravo o di valore. L’importante è stare dalla parte giusta al momento giusto (la “parte” può essere ovviamente di destra, sinistra o centro, non importa…). E il gioco è fatto. “Occupazione clientelare”, si chiama.

Per questo l’Italia è in declino: nei posti giusti ci vanno le persone sbagliate. Per questo decine di migliaia di giovani in gamba, che non accettano di piegarsi a questo sistema feudale, se ne vanno. Con schifo, anche con astio. Ma se ne vanno. Sono l’élite generazionale mancata di questo Paese. Sono quella parte sana dell’Italia, che crede ancora nel valore del merito. Se è vero, come pubblicato dai giornali, che l’Assessore alla Mobilità del Comune di Roma Sergio Marchi ha -in Atac- la fidanzata, il fratello della fidanzata, la moglie del capo staff, il figlio e il nipote di un collaboratore, la ex fidanzata di un secondo collaboratore, la segretaria, la figlia della segretaria… persino un cognato consulente. Beh… allora viene proprio da chiedersi, ma perché questo Paese non si ribalta e non riparte da zero? C’è troppo marcio per un ricambio normale.

Serve piuttosto un azzeramento dell’attuale classe dirigente, troppo compromessa. Sostituita, così auspichiamo, da quella classe dirigente che in questo momento si trova all’estero. E non vede l’ora di tornare a cambiare l’Italia. In positivo.

Gli ultimi dati intanto non consolano: i giovani sembrano sempre più vittime di un sistema che -da un lato- è dominato dal potere gerontocratico, dall’altro privilegia solo chi riesce a farsi raccomandare o cooptare. Le prospettive non sono incoraggianti: i laureati, la base su cui costruire la società del capitale umano del futuro, risultano in calo (Rapporto Stella): lauree mediche e giuridiche hanno risentito più di tutte. La flessione dell’occupazione a un anno dalla laurea si fa sentire praticamente per tutti, gli unici segnali positivi riguardano i “dottori” in Economia Statistica.

E -secondo il Corriere della Sera- i giovani professionisti che iniziano a lavorare oggi percepiranno -all’atto della pensione- tra il 25% e il 50% del reddito attuale. Un reddito medio che si aggira tra 1200 e 1600 euro al mese. Sarà forse per questo che il presidente dell’Inps affermava di non voler diffondere proiezioni sulle pensioni future degli attuali “giovani”, temendo un sommovimento sociale? Stando ai dati del Corriere, un giovane d’oggi -se gli andrà bene- percepirà 800 euro di pensione mensili. Se gli andrà male… 300 euro!!! Se le casse di previdenza possono orgogliosamente affermare di aver attuato interventi per evitare la bancarotta, si chiede il quotidiano, possono allo stesso tempo affermare di poter garantire una pensione dignitosa ai loro iscritti?

Per dirla con Tullio Gregory (che cita l’ultimo Rapporto Censis), quella attuale è “un’Italia che lascia sprofondare i giovani nella sfiducia e nell’inerzia“. Sprofondando anch’essa con loro.

P.S.: Ho lasciato per ultima la traduzione del titolo dell’articolo de “La Vanguardia”: “Allergica al merito, dipendente dalla Raccomandazione“. Ovviamente parla dell’Italia. Hasta pronto!

 

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