L’idea me l’ha data Paola Oliveri, ricercatrice italiana di stanza a Londra. Nonché una dei 27 protagonisti del libro “La Fuga dei Talenti”. Chiacchierando qualche giorno fa mi ha suggerito: “Perché non calcoli quanto si spende, per ogni giovane italiano e dalla scuola primaria fino all’università, solamente per istruirlo? Così facendo daresti l’idea di quanti soldi vengono stanziati per formare un giovane professionista, poi “regalato” a un altro Stato, proprio perché il sistema-Paese Italia lo obbliga alla fuga all’estero!”. L’idea mi è piaciuta immediatamente. Così ho cercato gli ultimi dati dell’Ocse sull’istruzione e mi sono messo a fare qualche calcolo.
Ebbene: secondo l’Ocse (Rapporto “Education at a Glance”, 2009), nel 2006 l’Italia ha speso una media di 8263 dollari per studente (dall’asilo, fino -in pratica- al dottorato). Non stiamo qui a ripetere per l’ennesima volta che siamo sotto la media, ben lontanti da Usa, Svizzera e Norvegia. Sono cose già note.
Immaginiamo però per assurdo che -nell’anno 2006- un bambino completi l’intero ciclo di studi: calcolo al limite dell’impossibile, ma che può certamente dare un’idea di quanto spenderemmo per formarlo, dalla scuola primaria fino alla laurea (restringiamo per comodità il calcolo a questi gradi di studio).
Allora: 7716 dollari moltiplicati per i cinque anni della scuola primaria, fanno 38.580 dollari.
Gli 8527 dollari della scuola secondaria inferiore, moltiplicati per tre anni, fanno 25.581 dollari.
Gli 8474 dollari della scuola secondaria superiore, moltiplicati per cinque anni, fanno 42.730 dollari.
Infine, ipotizzando una laurea di cinque anni, aggiungiamo altri 8725 dollari per anno: fanno 43.625 dollari.
Ora sommiamo: 150.516 dollari = euro 101.282 (al cambio corrente).
L’Italia butta dunque letteralmente dalla finestra oltre 100mila euro per ciascun giovane professionista che lascia questo Paese. Non male: se -come pare- nel 2007 ben 11.700 laureati hanno preso la via dell’estero (nella maggior parte dei casi per non tornare più indietro), la perdita economica, solo per quell’anno, è stata -a spanne- di 1.761.037.200 dollari, all’incirca 1.184.999.400 euro.
Avete letto bene: UN MILIARDO SETTECENTOSESSANTUNO MILIONI TRENTASETTEMILA E DUECENTO DOLLARI. BUTTATI.
P.S. Nota di colore: leggo dal sito de La Repubblica che Paolo Magagnoli, il liceale più talentuoso d’Italia (media del 9,93), pensa pure lui di espatriare. “Ora studia Matematica alla Sapienza di Roma e spera di diventare professore universitario o ricercatore. Ma potrebbe essere l’ennesimo cervello in fuga. “Purtroppo in Italia la situazione è preoccupante e le possibilità non sono molte”, spiega. Dopo la laurea, potrebbe andare all’estero. “Mi piacerebbe molto la Spagna – dice -. Ma anche l’Inghilterra o gli Stati Uniti“. Coraggio, ne stiamo per perdere un altro…
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Ciao
io ho fatto un calcolo molto grezzo e, senza presunzione di validita’ statistica, un laureato che emigra per sempre vale quasi due milioni di euro (guadagni del laureato persi dall’Italia perche’ spesi all’estero).
Cosa ne pensate?
Caro Sergio,
complimenti per il post, finalmente leggo qualche dato e non le solite chiacchiere sui cervelli in fuga. Vorrei aggiungere che i tuoi dati sono corretti se vivessimo in un mondo perfetto, dove tutti quelli che si iscrivono all’università si laureano. In realtà non è così e devi considerare l’ammortamento di chi si ritira nei tuoi calcoli. Vedrai che la situazione è ancora peggiore. Ne ho scritto brevemente qui:
http://www.riccardolattanzi.com/myblog/?p=2351
Saluti,
Riccardo
Io ho lasciato l’Italia a gennaio di quest’anno. Dopo sei anni di lavoro presso la stessa amministrazione pubblica e due concorsi vinti per modo di dire perche ero solo idonea e troppo bassa in graduatoria mi sono ritrovata con una contratto ridicolo e penoso e nessuna prospettiva. Espatriata in Danimarca, ho un contratto a 5 anni con malattia, ferie, pensione, scatti in relazione al costo della vita e all’ anzianita’, insomma fantascienza. Abituata com’ ero ad avere contratti co co co o co co pro senza ferie senza malattia o quasi, senza pensione o quasi, senza scatti di anzianita o indicizzazione al costo della vita con un netto che non ha mai superato i 1200 euro al mese…… l affitto di casa mi costava 475 €. Sono queste le soddisfazioni che ti da l’ Italia e che ti fanno partire senza rimpianti se non per il clima….. brrrr che in Danimarca non e’ il massimo. Si sono scappata e non mi dispiace per nulla! Elisa
Caro Sergio,
Salto tutte le statistiche, vedo che i problemi sono gli stessi di trenta anni fa’. Io sono “scappato” dall centro sud in quel periodo e dopo un diploma e una laurea all’ universita’ di Roma, non finita. Dopo mille domande di lavoro anche per andare a fare il semplice operaio in fabbrica, che Dio mio serve, mi chiedevono a quale partito politico appartenevo e appartenendo a quello giusto uno poteva accedere ad un posto in fabbrica. Mi veniva da’ “vomitare”. Sono a NY dove ho una piccola fabbrica elettronica nel settore di fibre ottiche. Sono spesso in Italia e mi manca l’arte, il bel sole di Sabaudia, gli amici d’ infanzia, ma non ditemi di operare in un territorio con un sistema di vita che “soffoca” lo spirito di fare…
Mille saluti,
Francesco
E’ un calcolo di massima che condivido e che sarebbe interessante approfondire. Per parte mia ho sempre pensato la stessa cosa che questi numeri mostrano: mi piacerebbe riuscire a quantificare il fenomeno in modo piu’ circostanziato, fammi sapere se ti interessasse fare questa cosa in collaborazione. Una collega sul blog di “OK Salute” ( http://blog.leiweb.it/salute/ ), la rivista con la direzione scientifica della Fondazione Veronesi, muove una critica a questo calcolo che proponi e alle considerazioni che ne seguono, ma penso che la critica non tenga conto del fatto che il flusso delle persone con un elevato grado di istruzione e’ quasi tutto in uscita dall’Italia. Questo e’ il punto nodale a mio avviso. Non si tratta di uno scambio fisiologico di laureati, dottorati, ricercatori o professionisti. Ne vorrei scrivere prossimamente, facendo una comparazione con US e UK dove ho studiato e lavorato, sul mio blog: http://blog.leiweb.it/salute/author/federico-soldani/
Bello il tuo lavoro giornalistico sul tema della fuga dei talenti; il sito e’ una miniera di informazioni utili.
Caro Sergio,
ti segnalo un parere un po’ diverso sui “soldi buttati via”. http://blog.leiweb.it/salute/2009/11/12/il-posto-fisso-e-un-miraggio-anche-allestero/
Un saluto