Saluto i lettori del blog per qualche settimana: l’estate è ormai entrata nel vivo, ed è ora di mollare le ancore per un po’. In questi mesi ho riempito il blog di pensieri, notizie e riflessioni sulla condizione dei giovani in Italia. Una condizione che li spinge sempre più a cercare rifugio all’estero. Anche nel bel mezzo della Grande Crisi. In queste settimane ho aperto il blog a riflessioni e pensieri (che spero continueranno ad arrivare -a decine- anche dopo le ferie), ho realizzato interviste e ospitato commenti di esperti del settore. Molto resta ancora da fare, perché nulla è cambiato. Ricercatori capaci come Rita Clementi continuano a fuggire schifati da questo Paese, togliendosi in qualche caso (e per fortuna) la soddisfazione di urlare la propria rabbia ai quattro venti; giovani Lucie -come quella raccontata nella rubrica “Italians” di Beppe Severgnini- continuano ad affollare le università inglesi, dopo aver dovuto soppportare ogni sorta di umiliazione al Sud come al Nord della Penisola, mentre centinaia di “comandati” continuano ad ottenere posti di rilievo nelle amministrazioni regionali (nella fattispecie quella della Campania, vedi Corriere della Sera del 20 luglio) solo perché amici dei politici. Infine, come ha denunciato Il Sole 24 Ore non più di tre giorni i fa, il 44% dei neolaureati continua a vivere con un contratto temporaneo. Aggiungiamo che solo il 43,7% di loro ha ottenuto un impiego a un anno dalla laurea (dati Cnel). Intanto fa capolino l’autunno, con l’onda lunga dei licenziamenti, delle casse integrazioni e del non rinnovo dei contratti in scadenza. Al momento è facile prevedere come saranno molti i giovani ad esserne investiti. Già, proprio la futura classe dirigente di questo Paese. O meglio, l’eterna futura classe dirigente dell’Italia. Mentre chi pensa che si possa diventare classe dirigente anche a 30 o 40 anni se ne è già andato. In nazioni dove questo è realtà, non chimera.
In autunno dovrebbe fare passi avanti la prima proposta di “Controesodo” per il rientro dei giovani Talenti, residenti all’estero da almeno due anni. Sempre che le paludi romane delle commissioni parlamentari non tirino ancora il freno. Ma se vogliamo veramente riportarli in patria, questi giovani, dobbiamo far sì che al loro ritorno trovino un Paese diverso. Dove la crisi ha fatto piazza pulita delle costose baronie (in tutti i settori), promuovendo una classe dirigente giovane e dinamica. Dove ad andare avanti sono le imprese realmente innovative, dove la riforma universitaria promuove sì il merito ma immette contemporaneamente fondi a iosa per quegli atenei che sono in grado di spiccare il salto. Dove non basta il cognome o la cooptazione per fare carriera. Dove il merito e le capacità individuali sono condizioni uniche e sufficienti per ottenere un posto. Dove i 20, 30 e 40enni si sono finalmente ripresi i loro spazi, prepensionando i baroni che altro non hanno fatto che ingessare questo Paese, appiccicandosi alle loro comode poltrone. Dove il capo del Governo ha massimo 50 anni, e idem il leader dell’opposione. Fantascienza? Sì, probabilmente. Ma a questo dobbiamo puntare. Ed è quello che continuerà a chiedere, anche con iniziative mirate, questo blog.Vi aspetto da settembre nelle nuove presentazioni in giro per l’Italia. Ascolterò con attenzione le vostre proposte e le vostre denunce. Occorre fare rete, per cambiare realmente questo Paese. Non siamo soli, in tanti vogliamo modificare radicalmente le regole del gioco.
Buona estate a tutti… magari sfogliando qualche pagina de “La Fuga dei Talenti“!
Sergio Nava
Scrivi insieme a noi il “Manifesto dei Giovani Italiani”: manifestodeigiovani@gmail.com
Raccontaci la tua storia: storietalenti@gmail.com