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Appello al Governo: subito politiche per i giovani!

InGiovani Italians su 22 giugno 2009 a 09:00

Reminder: oggi la Fuga dei Talenti è a Roma, alle Letture d’Estate (Castel Sant’Angelo, ore 21) – Vi aspetto!

Chi sono i perdenti assoluti -in Italia- di questa crisi? I giovani. E può un Paese civilizzato far pagare lo scotto di un’economia in difficoltà soprattutto alle sue forze più fresche e innovative? No, ovviamente. Tutto questo invece sta accadendo in Italia, dati Istat alla mano. Nel periodo gennaio-marzo 2009 gli occupati sono diminuiti di 204mila unità, dopo 14 anni di crescita ininterrotta. Ma la cosa più agghiacciante è che -nella fascia “under 34″- la perdita di occupazione è stata pari a 408mila unità. Col risultato che il tasso di occupazione dei 15-34enni è passato al 47,9% (meno di uno su due…). Non che l’Italia avesse mai brillato in Europa per tasso di occupazione giovanile, ma le cose volgono addirittura al peggio. Sul quotidiano La Stampa il professor Luciano Gallino non usa mezzi termini per spiegare perché i giovani siano le prime vittime della crisi: “La politica del lavoro di questi ultimi anni ha presentato il conto. Sette contratti firmati su dieci erano a tempo determinato. Era prevedibile che, in caso di crisi, a perdere il posto per primi sarebbero stati gli under 35″. Più avanti Gallino rincara la dose: “A sostenere i redditi dei più giovani ci sono le famiglie e -non dimentichiamolo- il lavoro nero, che vale il 18% del Pil. Per di più per chi ne può usufruire, quelli che noi barbaramente chiamiamo ammortizzatori sociali, sono i peggiori d’Europa. Questo è un sistema di tutele deprimente. [...] Un lavoratore tutelato riceve al massimo il 60% dello stipendio per pochi mesi. E questo provoca sentimenti di ansia e frustrazione. Per avere più fiducia nel futuro ci vorrebbero tutele più lunghe”. Tagliente e sferzante l’ironia di Gallino alla domanda realtiva all’invito lanciato dal Ministro del Welfare Sacconi ai giovani, affinché accettino anche i lavori più umili: “A mio avviso ciò che il Ministro Sacconi auspica avviene già da molto tempo”. Infine Gallino si scaglia -giustamente- contro l’eccessiva presenza di tipologie di contratti a termine: “Non sostengo che debbano sparire, ma 45 tipologie sono francamente troppe. Ce ne dovrebbero essere al massimo 6 o 7. Tutti gli altri contratti dovrebbero essere a tempo indeterminato”. Paradosso dei paradossi, il rapporto Istat è uscito in forma ridotta a causa dell’agitazione dei 317 precari stessi dell’Istituto di Statistica (pazzesco, no? I precari che indagano sui precari…), che rischiano di trovarsi in mezzo a una strada tra due settimane, finendo così per unire i loro destini a quelli dei 400mila colleghi che dall’inizio dell’anno hanno perso il posto di lavoro. Come ben scrive Tito Boeri, “la scelta del Governo di non riformare gli ammortizzatori sociali equivale a una dichiarazione di guerra ai giovani e ai lavoratori precari”. E allora si rende più che mai necessaria una last call per questo Governo, prima che le speranze dei giovani di una nazione intera vengano definitivamente annichilite sotto il peso di un Paese gerontocratico, immeritocratico e -ora possiamo ben dirlo- in crisi profonda. Una last call chiara e semplice: A quando riforme del mercato del lavoro che guardino per davvero al futuro dei giovani??? Altrimenti la call sarà presto un’altra, questa volta ai giovani stessi: Fate le valigie e andatevene, questo Paese non vi merita! Lasciatelo sprofondare, appesantito com’è da una classe dirigente inutile e vecchia, anagraficamente e nell’animo.

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