Questo fine settimana vi segnalo una delle più belle recensioni scritte su “La Fuga dei Talenti”. Evito, se possibile, di “sbrodolare” troppo sul libro che accompagna il blog. Ma condivido e sottoscrivo ogni riga e pensiero dell’articolo a firma di Giuseppe Ceretti.
“Paese mio, ti lascio e vado via. La fuga dei talenti è una raccolta di storie di ordinaria follia. All’ultima pagina del denso racconto di Sergio Nava il lettore viene colto da un senso di frustrazione: davvero tutto ciò sta accadendo nella Repubblica che i nostri padri costituenti vollero fondata sul lavoro?
Ordinaria follia: non si trova espressione più efficace per definire la macchina infernale che getta al vento giovani risorse mentre procede in larga parte per raccomandazione, con carriere trasmesse per via ereditaria da padre in figlio, per anzianità. Assistiamo inerti nell’avvio del Terzo Millennio a una lenta marcia all’indietro che non concede spazio ai giovani bravi e tenaci.
L’Italia è un Paese per vecchi, ripete in più pagine l’autore del libro. La frase viene ribadita dai tanti io-narranti. L’assioma, preso a prestito da un recente film di successo, fotografa come meglio non si potrebbe la stagnante realtà nella quale viviamo.
Giovani: quand’è che un essere umano smette di essere tale? Nava scioglie l’interrogativo con lo spirito d’osservazione del cronista e nota quanto in breve volgere di tempo sia mutata la definizione temporale e anagrafica. Accade così che un 36enne venga definito “uomo”sui giornali di qualche tempo fa e “giovane” sulle pagine degli stessi quotidiani d’oggi. Un segno della mutata qualità della vita, del prolungamento del nostro stato felice? Purtroppo no. Piuttosto un segnale dell’indipendenza non raggiunta, della mancata affermazione sociale di individui costretti a una condizione d’adolescenza senza fine.
Nava lascia sullo sfondo quest’Italia frustrata e ci narra storie di successo, di tenacia, di voglia di farcela, ma con un retrogusto amarissimo. Eccoli, sono i giovani nati negli anni Settanta e Ottanta che, dopo avere invano cercato di far valere i tanti atout conquistati negli studi, hanno trovato fortuna all’estero. Fuggiti: mai participio fu più azzeccato per ricercatori, ingegneri, medici, imprenditori, artisti…”