A volte mi viene voglia di chiuderli subito, i giornali, una volta aperti. Il terzo rapporto dell’università Luiss “Generare Classe Dirigente” ha un merito e un demerito. Il merito è quello di mettere nero su bianco quanto costi, ai suoi cittadini, il sistema feudale italiano. Fino a 2671 euro pro-capite, con una perdita del Pil compresa tra il 3 e il 7,5%. Il demerito è quello di scoprire l’acqua calda. Che in Italia il sistema formativo non funzioni e non incentivi la ricerca, che la pubblica amministrazione non differenzi tra bravi e mediocri, che il mondo delle professioni tenda a proteggersi anziché promuovere i migliori lo sappiamo da anni. Certo, da qualche tempo le denunce si moltiplicano. Ma vi risulta, onestamente, che sia cambiato qualcosa? A livello sostanziale, intendo… non “cosmetico”. Luca Cordero di Montezemolo fa un bell’esempio: Sergio Marchionne. “Non è stato scelto perché è figlio di qualcuno”. E’ vero, e lo sta dimostrando. Poi dice un’altra cosa giusta: “Occorre una leadership generale del Paese, non solo politica, forte, moderna”. E’ vero, come è vero che tra la gente (e soprattutto tra i giovani) la voglia di cambiamento è forte, salvo poi non trovare un vero sbocco sottoforma di gruppo di pressione strutturato ed efficace. In pubblico tutti ci scagliamo contro il sistema dei privilegi e delle corporazioni. In privato, non rinunciamo a beneficiarne. Siamo un Paese ipocrita, facciamocene una ragione. Siamo mafiosi nell’animo. Non resta che sperare che i “molti segnali” individuati nel rapporto, relativi alla maturazione di una “cultura collettiva del merito”, si trasformino in azione e -oserei dire- “rivoluzione”. Ha ragione il rapporto a parlare di “resistenze molto forti” al cambiamento. Interessante la considerazione sulla nostra scuola, che promuove tutti o quasi agli esami di maturità, abdicando alla sua funzione selettiva. E ha ragione a parlare di una “net elite” (molto diffusa tra politici, giornalisti, dirigenti pubblici e professori universitari), che privilegia le relazioni alle capacità effettive del singolo. Tutto vero. Io però aspetto: aspetto di vedere statistiche sui giovani che li indichino come i nuovi protagonisti della ripresa italiana. Giovani di talento e brillanti, dalla vocazione internazionale, finalmente alla guida di strutture pubbliche o private, pronti a immettevi tutta la loro carica innovativa. Giovani “figli di nessuno”, senza cognomi importanti o relazioni importanti, armati solo delle proprie capacità. Allora brinderò. Per il momento assisto schifato all’ennesima dimostrazione di corporativismo (questa volta politico), col solito balletto di nomi per i vertici della Rai, la maggiore azienda radiotelevisiva pubblica. Bene che vada, arriveranno i solidi “in quota di”, meri mediocri esecutori di ordini dall’alto (di Palazzo Grazioli, non di Palazzo Chigi…). Male che vada, arriverà il solito giovane insipido e innocuo, ultima moda lanciata da un premier 72enne cui non piacciono i giovani di talento. Preferisce quelli fotogenici, che non dicono mai di “no”.