“C’è qualcosa di marcio nel regno d’Italia”, verrebbe da dire, parafrasando Shakespeare. Lo faccio in un giorno difficile per la nazione, ancora sotto choc per il devastante terremoto che ha colpito l’Abruzzo. Un episodio che ha dimostrato come troppe cose non vadano, in questa Repubblica da operetta: settimane di sciami sismici non hanno prodotto uno straccio di allarme, uno straccio di piano di evacuazione? In un Paese serio il capo della Protezione Civile sarebbe già saltato. Qui addirittura gli danno pieni poteri, mentre il premier Berlusconi -con le immagini davanti di famiglie distrutte- disegna già su carta e di fronte al notaio Vespa le sue “new towns”, che distruggeranno definitivamente l’aspetto paesaggistico di quei borghi medioevali. Anziché ricostruire e mettere in sicurezza, cementifichiamo. Siamo alla speculazione edilizia di Stato. La gente comune intanto piange i suoi morti, vittime assolute di uno Stato che non c’è. Uno Stato che è persino riuscito a denunciare l’unico che per giorni ha urlato, inascoltato, il rischio terremoto. Ieri ho parlato di segnali positivi, oggi però vorrei concentrarmi sui tanti negativi che la cronaca ci offre. Il maggiore sindacato italiano, la Cgil, domenica stimava che tra il 2009 e il 2010 la crisi “produrrà” 600mila nuovi disoccupati in più tra i giovani sotto i 35 anni. “C’è una fascia, quella dei giovani, che sarà più penalizzata”, dice la Cgil. Bene, e che faranno quei giovani? Non resta che sperare nei bonus fiscali previsti dal Governo per le assunzioni, pubblicate su un libriccino di Italia Oggi. Due cose mi hanno convinto poco, lo ammetto: la versione pubblicata da Il Giornale mostra come gli incentivi riguarderanno i contratti di apprendistato, i giovani in possesso di diploma di qualifica, e i lavoratori in mobilità o in Cigs. E i neolaureati, l’elite futura del Paese??? Sempre su Il Giornale, nell’ambito dell’operazione ottimismo lanciata dall’editore (fratello del premier) leggiamo le decine e decine di offerte di lavoro lanciate in un periodo di crisi. La percentuale per laureati, a mio avviso, è insufficiente. Ergo: non cambiamo mai, continuiamo a non considerarli affatto. Altro segnale negativo: le dichiarazioni dei redditi: guadagniamo in media 18.324 euro l’anno (dati 2006, Ministero dell’Economia). Poco, no? L’evasione è altissima, lasciando invariate le forti e occulte disparità sociali. Chiudo con una nota di ironia: ormai anche la Romania ci ha (forse) superato. Il Corriere della Sera riporta l’indignazione pubblica per la candidatura alle Europee della figlia del presidente, Elena Basescu. Noi invece ai figli di, ai cooptati, alle ex cantanti e vallette, agli ex portaborse, ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. Nemmeno più protestiamo.
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