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Familismo Antimeritocratico

InMeritocrazia su 5 marzo 2009 a 11:00

Mi sono sempre chiesto perché l’Italia non sia Europa. O meglio, non lo sia nelle modalità con cui sceglie e seleziona la sua elite, il meglio della classe dirigente in tutti i settori (non solo quello politico). E, di conseguenza, perché non adotti parametri meritocratici nell’accesso dei giovani al mondo del lavoro e della carriera. Due articoli, apparsi di recente su Corriere e Repubblica, ci avvicinano alla soluzione dell’enigma. Il problema è che siamo una nazione “familistica”. Purtroppo, lo siamo nel senso peggiore del termine. Perché quando il “familismo” sovrasta e annienta lo “Stato”, aumentano le possibilità di corruzione della stessa società civile. Alla vigilia dei 150 anni dall’unificazione, Piero Ostellino non ha dubbi nel dipingerci come «anarcoidi e conservatori, privi di senso civico e di senso dello Stato, e perciò sudditi invece di cittadini […]. Il paradigma schizofrenico di ciò che la cultura liberale anglosassone chiama, con ben altra dignità storica e politica, “società civile”. […] Tutti si prendono, quando possono, sottobanco». Chiarisce meglio le idee il politologo Ilvo Diamanti: «Siamo una famiglia, più che una nazione». La ricerca “La Polis-Limes” evidenzia come il 37,4% degli intervistati ritenga che a distinguerci dagli altri europei sia proprio «l’attaccamento alla famiglia». Crolla -parallelamente- quello alle istituzioni. Il problema è che il familismo all’italiana è l’antitesi della meritocrazia: ne è lo specchio rovesciato, al punto da divenire veicolo di degrado sociale. Beninteso, il mio non è un attacco alla “famiglia” in sé, pietra angolare della società: è l’attacco alla sua degenerazione tutta “tricolore”. Il rapporto Isfol 2007 è rivelatore: «Il miglior ufficio di collocamento in Italia resta la propria famiglia. Intesa in senso allargato: la rete dei parenti, degli amici, dei colleghi, dei conoscenti. Quella rete che con il tam-tam, informazioni riservate, le dritte giuste e infine la raccomandazione, può farti vincere la gara più combattuta di questi tempi, la gara per il posto di lavoro. Il curriculum, il colloquio, le lingue straniere: tutte carte importanti da giocarsi, ma mai decisive come la telefonata giusta alla persona giusta». Giovani italiani, se la strada verso il successo la trovate sbarrata non è perché siete incapaci: semplicemente non appartenete alla famiglia giusta. Tre, a quel punto, le soluzioni: o vi agganciate al traino di qualche potente (e vi umiliate per il resto della vostra vita), o vi accontentate, o ve ne andate in Paesi di provata meritocrazia. C’è anche un’altra soluzione: restare e lottare per cambiare le cose. Ma bisogna essere in tanti. Proviamoci.

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