“Il relativo declino” e “la lenta crescita” dell’economia italiana, ha dichiarato pochi giorni fa l’ambasciatore uscente Usa in Italia Ronald Spogli, costituiscono per il nostro Paese un problema “molto più serio della recessione in atto”. Bravo Spogli: ha avuto il coraggio di dire ciò che nessun nostro “lungimirante” politico ha mai affermato… il problema dell’Italia non è rappresentato solo dalla crisi attuale (si spera temporanea). Il problema è che noi, il declino, lo viviamo già da anni. Spogli guarda desolato a un’Italia che occupa “gli ultimi posti nelle classifiche sulla competitività mondiale”. Tra i motivi del declino ci mette la mancanza di meritocrazia e un sistema di istruzione inadeguato. Dopo aver constatato il “profondo pessimismo” percepito nei suoi incontri con le giovani generazioni, Spogli conclude: “E’ un vero peccato che l’Italia perda i suoi talenti”. Declino, pessimismo e fuga come anelli intrecciati e conseguenti di una stessa catena che sta strozzando le giovani generazioni. Quello Spogli che -solo qualche tempo fa- si domandava perché i giovani italiani fossero incapaci di guardare al futuro con entusiasmo, oggi ha capito: la colpa non è in buona parte loro. Sono obbligati, ad essere pessimisti. E’ ovvio che i migliori, tra un ruolo ai margini della società e un concorso di casting per il Grande Fratello, scelgano alla fine di andare a vivere in un Paese più serio del nostro.