Il messaggio televisivo di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che su internet ha registrato un boom di contatti (oltre 35mila visualizzazioni su Youtube), ha riservato una piacevole sorpresa. O meglio: due piacevoli soprese. La prima: “Giovani” è stata la parola più citata. La seconda: il passaggio relativo proprio ai giovani italiani. “C’è una cosa che non ci possiamo permettere: correre il rischio che i giovani si scoraggino, non vedano la possibilità di realizzarsi, di avere un’occupazione e una vita degna nel loro, nel nostro Paese. Ci sono nelle nuove generazioni riserve magnifiche di energia, di talento, di volontà: ci credo non retoricamente, ma perché ho visto di persona come si manifestino in concreto quando se ne creino le condizioni. Ho visto la motivazione, ho visto la passione di giovani, tra i quali molte donne, che quest’anno mi è accaduto di incontrare nei laboratori di ricerca; la motivazione e l’orgoglio dei giovani specializzati che sono il punto di forza di aziende di alta tecnologia; la passione e l’impegno che si esprimono nelle giovani orchestre concepite e guidate da generosi maestri. E penso alla motivazione e alla qualità dei giovani che si preparano alle selezioni più difficili per entrare in carriere pubbliche come la magistratura. Certo, sono queste le energie giovanili che hanno potuto prendere le strade migliori; e tante sono purtroppo quelle che ancora si dibattono in una ricerca vana. Ma ho fiducia nell’insieme delle nuove generazioni che stanno crescendo; a tutti i giovani la società e i poteri pubblici debbono dare delle occasioni, e in primo luogo debbono garantire l’opportunità decisiva di formarsi grazie a un sistema di istruzione più moderno ed efficiente, capace di far emergere i talenti e di premiare il merito”. Il messaggio è implicito: occorre creare le condizioni affinché i giovani possano affermarsi in Italia. Attraverso meritocrazia reale, e non familismo e/o cooptazione, attraverso un “welfare state” degno di un Paese civilizzato, attraverso stipendi degni dell’Europa. Solo ieri il “Corriere della Sera” ricordava come -secondo le più recenti classifiche dell’Ocse- i nostri stipendi netti (!) sono al ventitreesimo posto nella classifica dei 30 Paesi più industrializzati. Un single senza figli italiano percepisce 21.374 dollari. Saliamo di un posto solo se consideriamo lo stipendio lordo. Davanti a noi ci sono tutti i “big”: dietro, solamente i Paesi emergenti. I nostri salari sono più bassi del 32,3% rispetto alla media UE-15. E chi percepisce stipendi ancora più bassi, in questa “guerra tra poveri” all’italiana? I giovani, ça va sans dire. Scrive Mario Sensini: “Il nostro Paese è uno dei pochi al mondo dove una laurea non garantisce affatto salari dignitosi“. Perché? Presto detto: Tra il 1998 e il 2004 il differenziale di stipendio in Italia tra un lavoratore laureato e uno che ha frequentato solo la scuola dell’obbligo è diminuito del 6,2%. Scandaloso.
Per tornare al Presidente Napolitano. Ho invitato alcuni utenti del portale di networking professionale LinkedIn a commentare la risposta sua e quella del Ministro Meloni alla lettera dei 16 giovani professionisti espatriati (inizio dicembre). Il risultato -devo dirlo- è abbastanza critico, se non deprimente. Valutate voi. Di certo non hanno fatto salti di gioia:
Francesco: Mi sembrano risposte molto cortesi, diplomatiche, ma non credo diano un contributo concreto. Insomma risposte tipicamente italiane…
Domenico: Il Presidente auspica (e nel suo ruolo, senza poteri d’intevento, altro non può fare). Il Ministro si appella al maggiore valore intrinseco dell’azione individuale per il cambiamento, piuttosto che di quella collettiva per la protesta. Che di per sè è certamente condivisibile, ma in sé altrettanto poco ministeriale: se non agisce un Ministro dell’esecutivo chi altri deve farlo?. Debbo dire che, a pelle, sono portato a nutrire fiducia per entrambi: il Presidente e il Ministro. Ahimè, l’uno non può per ruolo e l’altra non può perché è ovvio che questa, come altre politiche non di strettissima urgenza, non sono affatto all’ordine del giorno del Governo. Quindi, di fatto, sono risposte inadeguate. Ancora una volta ha ragione il Ministro: bisogna agire, ma non solo come individui, per cambiare l’agenda delle priorità…
Lorenzo: Al di la della risposta del Presidente, figura eminente ma sopratutto istituzionale e non decisionale, mi stupisce la risposta del Ministro. Una letterina ben ricca di contenuti ideologici, evidentemente costruita per il mercato interno italiano, che si compiace dell’eterno scontro, ma in fondo ben poco ricca in proposte serie, tanto che i problemi citati sembrano semplicemente insolubili. Ma questo Ministro, o il Ministro dell’Università, ma anche certi altri, cosa fanno concretamente per introdurre la meritocrazia in Italia? Quali sono le risorse dedicate al problema, quali i tempi previsti per una prima stima degli effetti?
Arturo: Nessun commento a tali lettere!
David: Sono risposte istituzionali! Ma che cosa vi aspettavate? Che di colpo cambiasse tutto? Io penso che bisogna portare proposte al fine di ottenere qualcosa. Continuare a mandarsi letterine non serve nulla.
Vincenzo: Quello che sta succedendo in Italia è solo il risultato di un lungo processo di decadimento culturale. Come ho sentito dire da qualcuno… “ la barca sta affondando”. Forse non è del tutto falso. La politica, come al suo solito, è ben lontana dal dare una risposta “concreta” a un problema che ha radici profonde. La “Fuga di Cervelli” ha delle cause ben precise. Noi stiamo solo assistendo all’epilogo di un Paese moribondo. Le mie parole potrebbe sembrare molto dure, ma all’atto pratico è quello che sta succedendo in Italia, dove essere bravi non è sufficiente, anzi, a volte e solo un ostacolo per chi vuole lavorare. […] Per quanto mi riguarda, l’unica soluzione per un giovane è andare in un altro Paese, dove la meritocrazia funziona davvero.
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