“La Fuga dei Talenti” prosegue nella sua iniziativa per dar voce alle migliaia di giovani italiani espatriati: raccontaci la tua storia, spiegaci perché te ne sei andato, perché hai lasciato l’Italia e come vivi oggi. Soprattutto, come vedi e percepisci l’Italia dall’estero? Quali sono le maggiori differenze -in termini lavorativi e di qualità della vita- tra il Paese dove risiedi e il nostro?
+++Invia la tua storia (20-30 righe) a storietalenti@gmail.com: sarà pubblicata su questo blog+++
OGGI OSPITIAMO LA STORIA DI GIACOMO, EMIGRATO IN SPAGNA
“Nato a Roma nel 1970, a 25 anni mi laureo in Medicina e a 30 ottengo la
Specializzazione in Oculistica sempre a Roma, massimo dei voti.
Nel 2001 riesco ad entrare con un contratto a termine all’Ospedale di Latina
grazie all’aiuto del Primario neo-assunto, che avevo conosciuto frequentando il San Camillo dal 1998, dopo la chiusura delle sale operatorie, dovuta alle 4 endoftalmiti (evento rarissimo, la media in generale è dello 0.02-0.07%, ma non al Policlinico Umberto I, evidentemente…).
Rimango a Latina per 7 anni con contratti rinnovati a singhiozzo (2 anni-8
mesi-6 mesi-8 mesi, ecc.), vinco anche un Avviso Pubblico sempre lí nel 2006, ma di concorso non se ne parla, anzi mi rinnovano due volte l’Avviso, cosa ridicola dal punto di vista del Diritto, poiché l’Avviso per legge precede un concorso….
Nel 2005 arrivo anche SECONDO ad un concorso per un posto di dirigente medico oculista al S. Andrea di Roma: non serve a nulla, la graduatoria non
scorre… Nel frattempo, i colleghi piú inetti di me -ma strutturati- accedono a dirigere le Strutture Semplici per anzianitá, mentre io e altri 3 precari non possiamo neanche partecipare alle assemblee con la Direzione, vista la nostra condizione di paria… loro sono ancora lí, nelle stesse condizioni.
Nel 2008, stanco e straziato della vita del pendolare, mi metto sull’Eures,
il portale della mobilitá della Commissione europea: mando un CV in Spagna, ad un’impresa ospedaliera convenzionata, che mi chiama per un colloquio, mi offre un contratto a tempo determinato con stipendio fisso (il doppio dell’Italia), piú 40% variabile a seconda della mia produttivitá, strutture all’avanguardia, informatizzazione totale e organizzazione flessibile.
Da metá 2008 sono qui a San Sebastián, e mi godo la vita e la famiglia: ho piú tempo libero, sgravi fiscali e aiuto per la scuola dei figli, insomma vivo e torno in Italia in vacanza!”
+++ULTIM’ORA: Vi segnaliamo anche la bella storia di Elisa, che proprio ieri ha “postato” un illuminante commento-racconto su questo blog: “Io ho lasciato l’Italia a gennaio di quest’anno. Dopo sei anni di lavoro presso la stessa amministrazione pubblica e due concorsi vinti per modo di dire, perché ero solo idonea e troppo bassa in graduatoria, mi sono ritrovata con una contratto ridicolo e penoso e nessuna prospettiva. Espatriata in Danimarca, ora ho un contratto di 5 anni con malattia, ferie, pensione, scatti in relazione al costo della vita e all’anzianita’… insomma: “fantascienza”. Abituata com’ ero ad avere contratti “co co co” o “co co pro” senza ferie, senza malattia o quasi, senza pensione o quasi, senza scatti di anzianità o indicizzazione al costo della vita, con un “netto” che non ha mai superato i 1200 euro al mese… e l’affitto di casa che mi costava 475 €. Sono queste le soddisfazioni che ti dà l’ Italia, e che ti fanno partire senza rimpianti, se non per il clima… brrrr che in Danimarca non e’ il massimo. Sì, sono scappata: e non mi dispiace per nulla!” Elisa +++
