sergionava

Dall’Italia all’Afghanistan. Grazie all’UE.

In Storie di Talenti on 20 ottobre 2014 at 09:00

La dura realtà da accettare è che in questo Paese non si rientra neanche accontentandosi, perché il lavoro è considerato troppo spesso come merce di scambio, ed è quasi sempre considerato un “favore”, che viene fatto alla persona assunta“. Parole durissime, ma estremamente veritiere, quelle di Pietro Ienna, Task Manager for Communication, Media and Visibility per l’Unione Europea in Afghanistan. Pietro ha sperimentato tutto questo sulla propria pelle, quando ha provato a rientrare, per offrire il proprio contributo, la propria professionalità e le proprie competenze all’Italia.

Una laurea in Relazioni e Politiche Internazionali alle spalle, Pietro scopre l’Europa -come centinaia di migliaia di suoi coetanei- con il programma di scambio Erasmus. Il progetto di unificazione continentale gli resta così nel cuore, che si candida con successo a due Master nel cuore del Vecchio Continente. Prima all’Università di Lovanio, poi nel campus del Collegio d’Europa di Natolin.

Esperienze importanti, che gli procurano la chiave d’accesso a Bruxelles: Pietro vi resterà per sette anni, alternando lavori all’interno delle istituzioni europee con impieghi presso aziende private.

Nel 2012 lascia la capitale belga, per lavorare nella Repubblica Democratica del Congo, come volontario ONU. Alla fine di quella esperienza, e “dopo numerose riflessioni“, Pietro decide che è ora di tornare a casa, in Italia. La sua idea è quella di offrire la propria professionalità e competenze nel settore dei fondi europei, di cui tutti qui parlano, ma che nessuno sa veramente sfruttare al meglio (si vedano gli spaventosi ritardi e sprechi nella loro implementazione – e si prendano Spagna e Polonia come metro di paragone, per osservare il nostro fallimento).

La prima delusione arriva con una “start-up” bolognese: Pietro si vede rifiutare un colloquio via Skype o telefonico. La norma, in Europa, quando il candidato si trova ancora all’estero. In Italia, invece, un qualcosa di ancora sconosciuto. Pietro non si rassegna, rientra ugualmente nel Belpaese e ci prova: nulla, solo porte in faccia. “Sapevo che non sarebbe stato facile, ma mi dicevo che vantare un CV internazionale avrebbe potuto rappresentare un punto di forza, rispetto ad altri candidati“. Nulla: la goccia che fa traboccare il vaso è l’ipotesi di assunzione presso un ente regionale. All’ultimo momento Pietro si vede sopravanzare da un candidato più “conosciuto”.

Bye bye Italia: Pietro rifà le valigie e prende al volo la prima occasione che arriva da Bruxelles. Partendo per una delle sedi di rappresentanza esterne dell’UE. Ora lavora in Afghanistan.

Ospite della puntata è Fabrizio Spada, direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione Europea. Con lui indaghiamo il patrimonio di competenze italiane a Bruxelles, che la Penisola sembra dimenticare un po’ troppo spesso…

Nella rubrica “Expats” vi parliamo di un interessante progetto fotografico, “The new Italian Diaspora”, realizzato a Londra da Eugenio Grosso. Storie di nuove emigranti Oltremanica, raccontate con la forza di uno scatto.

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La discussione di ottobre: La riforma del mercato del lavoro entra nel vivo: stavolta ci credete? Basta una seria riforma del mercato dell’impiego per evitare la fuga all’estero? Come dovrebbe essere, secondo voi, questa riforma? E per frenare l’esodo di giovane capitale umano dall’Italia, cosa serve – in più?”

Inviate le vostre lettere/spunti/riflessioni, specificando il Paese di residenza, a: giovanitalenti@radio24.itI migliori contributi saranno pubblicati sul blog ufficiale della trasmissione e letti in onda alla fine di ogni mese.

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Alla prossima puntata: sabato 25 ottobre, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

Duecentoquarantottesima puntata di “Giovani Talenti” – Radio 24

In Fuga dei giovani on 18 ottobre 2014 at 09:00

Duecentoquarantottesima puntata di “Giovani Talenti“, la trasmissione di Radio 24 che vi racconta -ogni settimana- la nuova emigrazione professionale italiana.

Si può sviluppare una professionalità di alto livello nel cuore dell’Unione Europea, tornare ad offrirla in un Paese notoriamente incapace di utilizzare al meglio le risorse provenienti dall’UE sottoforma di fondi strutturali… e vedersi la porta sbattuta in faccia? Succede, nel Paese dove tutto è possibile.

A quel punto non resta che una sola possibilità: rifare le valigie e ripartire. Tutto questo succedeva solo pochi mesi fa. A dimostrazione che in Italia è cambiato poco o nulla, in termine di attrazione di talenti e professionalità competenti.

Appuntamento -per saperne di più- alle 13.30 (CET) su Radio 24!

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Nuovi Emigranti (anche a Berlino)

In Fuga dei giovani on 15 ottobre 2014 at 09:00

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Oggi vi segnaliamo un sito che abbiamo appena scoperto, che ci sembra davvero interessante e originale: dopo il boom di nuovi emigranti italiani a Berlino, si è aperto un vero e proprio osservatorio web per studiarne l’emigrazione.

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Vi chiediamo anche un aiuto per Davide, lettore de “La Fuga dei Talenti”, che ci chiede consiglio. Qualcuno può fornirgli informazioni? Per le vostre richieste scrivete a: fugadeitalenti@gmail.com

“Mi chiamo Davide, ho 29 anni e sono un attore professionista con un diploma d’alta formazione professionale conseguito al Piccolo Teatro di Milano e riconosciuto a livello nazionale.
Quello contro cui sto combattendo ogni giorno ultimamente non è la mancanza di meritocrazia o il nepotismo o le raccomandazioni velate… ma contro LA SEGRETEZZA.
Ormai i provini sono segreti, da far sapere solo ad una strettissima cerchia di conoscenti, quando le parti non siano già state assegnate.
E’ un settore gerontofilo, dove un attore può vincere un premio come MIGLIOR ATTORE EMERGENTE alla veneranda età di 45 anni!!!
Scusate lo sfogo, ne avrei tante da dire, ma sono anche cosciente che il mio settore sia poco considerato, essendo noi I PROFUMI E I BALOCCHI… cose di cui si fa a meno in momento di crisi. Noi non produciamo ricchezze.
E per questo non produciamo più drammaturgia, grandi attori da esportazione, salvo rarissime eccezioni.
E non è un caso se nelle vostre rubriche non ci siano esperienze di attori. (o meglio io non ne ho trovate, ma posso sbagliare).
Forse perchè è difficile recitare in una lingua che non sia la lingua madre, molte sfumature si perdono. Un sicuro retaggio del 20ennio fascista e del doppiaggio, presente solo in italia. Non voglio iniziare una polemica contro il doppiaggio, dico solo che l’italiano non sa l’inglese perchè i film che vediamo fin da piccoli sono doppiati. In Europa ogni bambino sa almeno due lingue: la propria e l’inglese.
Ora arrivo al punto. Vorrei espatriare per un po’, per migliorare il mio inglese scolastico, e per fare un’esperienza di una scuola di cinema. Qualcuno sa come aiutarmi? ha delle conoscenze? mi piacerebbe andare in Australia con la possibilità del visto workin’ holiday…”
L’e-mail di contatto di Davide: davide.paciolla@gmail.com

 

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